26/05/2008

arti e mestieri: uno - fotografare

"Queste immagini continueranno a sopravvivere ben oltre i loro soggetti e l'autore, poichè attestano la nuda verità e l'occulto splendore del mondo."

Eduardo Galeano


 

Fotografare è raccogliere quell’attimo sospeso, già andato, che ci fa corrugare la fronte. Fotografare vuol dire concederlo agli altri, vero autentico e nudo, spoglio, indefesso; significa spesso non avere il senso della misura. Perché il valore dell’eternità non coincide con l’umana sensibilità del pubblico; noi con il nostro bagaglio di emozioni sussurrate, di vincoli e doveri, quanti più possiamo, doveri, per calibrarci e moderarci, per giustificare un quieto non vivere. Noi che attoniti ci vediamo raccontati per intero in una gamba, un braccio, una sineddoche, un pezzetto soltanto, denso di significato. riverberiamo nel poco, pur essendo in molti. Noi che di fronte a un buio scandaloso, sfacciato, ci raggomitoliamo e cerchiamo un senso, una ragione. Noi che l’appello alla ragione lo facciamo tutte le mattine, come gli insegnanti al liceo, ma la classe è assente, sciopera e si ribella. Il nostro raziocinio si divincola dall'essere perché non lo meritiamo, non siamo degni di scoprirci rappresentati da anime in scatto, anime oltre, noi no, o meglio non noi.

Noi siamo solo quelli che ci provano, sotto le feste, ad essere migliori.

Eppure quella gamba, quel braccio, ci invitano a scoprire quanto sta dietro. Il sipario è solo una metafora, un velo di maia, la coltre di nebbia che ci allontana dal reale significato delle cose, e l’abbiamo costruita noi. Qualcuno ammicca appena con dita sapide, sapienti, quasi quasi sarebbe giusto, ma si, giusto fare un passo, uno solo, un breve assolo di danza, leggermente avvicinarsi, violentare l’intimità sacrale del palco ( uno zoccolo di legno, niente più di un gradino, a pensarci bene ), capire. Sarebbe coraggioso, lo sarebbe davvero. Ma noi abbiamo voluto la nostra cecità, ci piace. Perciò ci imbellettiamo mirando all’invidia degli altri, indossiamo scarpe scomode indumenti assurdi azzardiamo entrate trionfali cui nessuno presterà attenzione, facciamo la nostra ruota ma siamo troppi, troppi pavoni in uno stesso recinto. Va a finire che ci uniformiamo allo standard, e questo invece non ci piace. Non ci bastiamo mai, per fortuna.

Capiterà, perché succede sempre, che una notte torneremo a casa, in quel luogo i cui odori e sapori non si staccheranno mai dal nostro sottopelle, ci spoglieremo dei monili, poi dagli abiti stropicciati, che portano le nostre pieghe, che descrivono diligenti le nostre sagome, indugeremo allo specchio e battendo le ciglia ritroveremo la dimensione perfetta di un braccio, di una gamba, del nostro essere veramente. Quell’attimo di religioso silenzio spezzerà l’imbarazzo di non sentirsi per nulla adeguati, tutt’al più quasi adatti, e saremo liberi, liberi di violare il sipario, liberi di seguire quella mano, quel piede, che ammiccavano di lungi, che promettevano sensazioni vere, reali, non sincopate. Liberi di tornare Ulisse, crocefisso per sua stessa volontà a una zattera, in un mare di sirene.

18:59 Scritto da: judith2005 | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

tornasti, dunque. per fortuna ci siamo ancora, appunto. per fortuna, ogni tanto, riusciamo ancora a vedere oltre. la camera oscura non per tutti è claustrofobica ma bisogna fare attenzione agli interruttori. in punta di piedi si può anche guardare. dietro le quinte c'è una prospettiva. e non è neanche tanto male.

Scritto da: honey | 27/05/2008

Tornasti , ma da dove ? Mi raccomando, non ringiovanita, mi pari già giovane abbastanza.
Galeano ho letto l'intera "memoria del fuoco". Un fondamentale. Bellissimo.

Scritto da: haikumeccanico | 27/05/2008

mi associo ad aka. che piacere leggere i tuoi pst. non sono tuo zio, ma va bene lo stesso. voglio tornare a casa. ma ho perso la strada. sun on u

Scritto da: w | 28/05/2008

ciao bambola

Scritto da: nina | 28/05/2008

Sempre grande.
Già non sono tuo zio nemmeno io. Comincio a saltare le differenze d'età.

Scritto da: haikumeccanico | 28/05/2008

Sono entrata per caso in "casa tua"... credevo di aver riconosciuto un'amica... tante cose in comune, il nome, (forse la provenienza), le fotografie e infine Berlino. Ma pur avendo tante cose in comune non sei lei.
Ho visto le fotografie. Sono bellissime. Credo siano una forma d'arte sublime. Cogliere la realtà ma mostrare tutt'altro... Mi è piaciuta molto "Having a rest" in "Berlin"... Mi ci sono rivista molto, e se come dice qualcuno che il metro del giudizio dell'uomo è se stesso e la sua esperienza, quella fotografia è eccezionale. Un saluto, Manuela

Scritto da: Manuela | 29/05/2008

Mi piacerebbe molto saper fotografare. Peccato che le mie abilità siano alquanto limitate... al momento riesco a fare foto decenti degli appartamenti che vendo!!! Oltretutto sono fotogenica come un paracarro. Una frana, insomma. Bacio. Ale

Scritto da: Cieli | 29/05/2008

Ci amiamo sempre troppo poco così occupate a farci amare dagli altri. Eppure siamo belle, splendide donne abituate a perdersi ma anche a ritrovarsi. Ti voglio bene.

Scritto da: notimetolose | 29/05/2008

Tanto di cappello.

Scritto da: Billy Dann | 30/05/2008

Ogni tanto ci giro, su myblog. Ogni tanto trovo qualcosa, ed ogni tanto ritrovo qualcuno. Come te, che da una vita non seguo più, come moltissimi anche a causa di impegni vari. Faccio mea culpa. Il tuo scrivere è sempre magistrale. Non so fotografare, mi perdo gli attimi da immortalare e quando riesco non è mai una immagine ben messa a fuoco. Però so leggere. E so guardare. Un saluto affettuoso.

Scritto da: . | 04/06/2008

Forse dovresti cancellare qualcosa che graffia, tra i tuoi link. Forse. Diciamo così. (Ma posso sorridere, non è che t'offendi ?!)

Scritto da: . | 04/06/2008

"però. cresci in fretta, straniero."

In che senso, Judith?

Scritto da: Billy Dann | 04/06/2008

io sto attendendo quel giorno da trentasei anni e tremo al solo pensiero di fissarlo quael tanto che basta per poi poterlo ricordare sempre, sarà un'ossessione lenitrice del mio essere imperfetto

Scritto da: Nonhodormitomai | 04/06/2008

chiamami come vuoi. no, cioé, sicurezza io a te? lusingatissimo, sister ju. forse sulla sabbia hai ragione. non m'è venuta mica tanto bene quella frase. sun on u

Scritto da: w | 04/06/2008

razionalmente forse hai ragione, ma come impedirlo? e poi, perché farlo? la vita capita. raramente accetta di incontrarci quando l'andiamo a cercare.

Scritto da: honey | 05/06/2008

Grazie del commento. Anche tu te la cavi XD...

Scritto da: Billy Dann | 06/06/2008

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