01/07/2008

arti e mestieri tre: hurt (soffrire)

"I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that's real"

jonny cash - hurt.


 podcast

lascia che sia così. che a me manchi quell'ebrezza un po' ubriaca di attendere la chiamata, bella come il sole, in un vestito nuovo, comperato apposta, truccarmi ma con le mani che tremano un poco, perciò lentamente, rivoglio la notte complice e la luna che ammicca facendomi gesti sordidi. qualcuno che sta venendo da me, qualcuno che tarda, ho bisogno dei ritardi di qualcuno, li anelo li bramo li desidero, hanno lo stesso, raro sapore della libertà. deciso. poi il telefono s'illumina, mia madre sorride, me lo dice dopo un poco, con calma, non c'è fretta, aspetterà ancora, i suoi complimenti, aspetteranno, come le sue mani impazienti di me, e le mie labbra sorridenti, anche quelle ci metteranno un po' a mostrarsi, ci si deve meritare pure questo, a volte. rivoglio indietro il mio cominciare ad essere donna, e quelle scale, le stesse che lascio dietro le spalle quando mi avventuro verso la mia seconda vita, lontano da qui, da qualche altra parte. una parte che tu conosci. mi merito il timore di scivolare giù dai tacchi, sfracellarmi sul pianerottolo, rischiare di non sapere mai come sarebbe andata a finire se avessi in qualche modo evitato di cadere. e poi la strada, abito in un vicolo cieco, manco a farlo apposta. i metri che mi separano da lui che aspetta, adesso si sono rovesciati i ruoli. li ho ribaltati io. lancio un'occhiata casuale al mio operato e subito me ne innamoro. la meraviglia di un uomo che sta li in piedi, zitto, apposta per te, rasenta il metafisico. i pensieri a raffica, un getto uno zampillo anzi, di acqua che subito sparisce sotto le zolle di terra arse dal caldo. "e se non va bene? e se non vado bene io? è stupendo, ma l'hai visto? e lui, ti ha vista bene?" un piede avanti all'altro, Silvana, ce la puoi fare. attenta che là sotto c'è un buco. e non rasentare i muri che poi s'accorge di tutto, della tua paura, del terrore, e scappa. c'è sempre un motivo per scappare. anche dalle cose belle.

"cosa succederebbe se io adesso tornassi indietro?" te lo sei mai chiesto? perchè, malgrado tu sia uomo, la pressione di un primo appuntamento la intuisci senz'altro. prendo tempo, saluto. saluta. mai viste tante cose divine tutte insieme, i denti le labbra i capelli quando e se ci sono, la pelle, la sua pelle, una volta era un bambino, giocava con il fango e mangiava lo yogurth della centrale del latte, poi correva dietro un pallone supertele, in cortile, a scuola. di certo starà ancora lì, il suo nome, incastonato in un registro accatastato sotto altri registri, nell'aula h, quella chiusa a chiave. "e se smettessi di camminare?" lui si accorge appena che sto cercando qualcosa nella borsa. le chiavi di casa. la mia zattera per la salvezza. la via eterna verso un inizio, questo inizio, si allunga si tende si snoda si colma e straripa, adesso non sono più tanto certa che in fondo ci sia lui, lo distinguo a fatica. mi accomodo la gonna. quasi quasi si avvicina. 'ma no, ma no, rimani così, straniero, in bilico, appeso per una spalla alla macchina, come a stendere, le caviglie intrecciate, le braccia abbandonate contro i fianchi, sei un david incompreso, una chiave di volta senza volta, un ricciolo per aria, fatuo. generato non creato dal coito della domenica. irripetibile. e mio.' tutto questo non può finire, no, perchè è la parte più bella. mi fermerei soltanto per lasciare che duri un altro poco, un tantino ancora, ma lui è vicino, pericolosamente vicino, potrebbe sentire i miei pensieri, le li sussurro con lo sguardo. restituiscimi l'imbarazzo di quei primi due baci sconosciuti, di una portiera che si apre, la spalanca lui, da gran signore, e i suoi contorni che si nascondono didietro le giunture di una smart, rieccolo, si accomoda. io pure.

"ciao."

"ciao."

"come stai?"

per la prima volta in un anno sto bene. ecco, ho pronunciato la parola che non si può dire. adesso cade il mondo. lui mi molla qui per la strada, ed era meglio se me ne tornavo indietro. ci facevo una santa figura. in genere abbasso gli occhi, verso le scarpe, perlopiù. scelgo di sussurrare, sia mai che mi senta.

"bene, e tu?"

il miracolo è che a questo punto non capita quasi mai nulla di brutto. anzi. lui sorride, e gli riesce così bene che è meglio se non lo guardo, m'acceco. accende il motore, si parte. ci avrei presto fatto l'amore in quella macchina, sempre e solo con gambe e dita e nasi e piedi e cuori come eurostar, impazziti, a rotta di collo, differenti dal tuo. ancora capaci di perdere il ritmo. cuori sul punto di amarmi. teste colonizzate dal mio pensiero. respiri esatti tra le mie labbra e le mie lacrime che le dissetano, socchiuse.

"io sto bene, grazie. sai, venendo qua ho rischiato tre incidenti, ma oramai ci sono abituato..."

di qui in poi i silenzi diventano preziosi e timidi.

alla fine ci snobbano.

non c'offendiamo mica, però.

anzi, ci piace.

questa è la mia casa. e non posso vivere incastrata in un museo: torneranno in auge i dinosauri, come in Jurassic Park, com'è stato per te. e io ricomincerò a vivere. il tuo collare è così poco tollerante e adesso so perchè. non mi concederesti nessuna prima volta, mai, tu sei così, poco generoso. ti ho già baciato, sono già uscita con te, mi hai offerto pranzi e cene e siamo stati laddove gli altri non ci potevano vedere, hai assaggiato la mia irreprensibile effervescenza e conosci la folla di fantasmi che mi porto appresso quando non ci sei. ti direi hai ancora voglia di nuotare in questo mare? ma adesso lo so, non ci hai mai nuotato veramente. mi hai preferita a piccole dosi, pioggerelle estemporanee, di quelle che non permettono all'erba di soffocare. siamo due note che si perdono tra le altre. musiche che non abbiamo mai composto, che ci stanno strette. sonate cui apparteniamo per pietà. e la riga di partitura che ci ospita fa difetto rispetto alle gemelle. omertose, preferiamo confonderci nella massa. se non mentissimo a noi stessi, faremmo l'amore, quello si, come non abbiamo mai fatto. magra consolazione, non è del sesso che parlo. e ho imparato così bene a immaginarlo senza potermelo permettere che quasi quasi non voglio rimanere delusa. quasi quasi ti preferisco come ti vedo io. quello che non sei. ti amo ma ho intenzione di guarire. e non me ne faccio nulla delle tue scuse, delle giustificazioni, mi prenderò le mie prime volte, tutti i primi appuntamenti che posso, finora sei stato il mio mondo, e fidati che non sei il migliore dei pianeti possibili. avresti potuto avere tutta la mia rabbia, il mio dolore, il mio regno di sporcizia e lacrime, ma io ti lascerò per terra, ti farò del male. m'incontrerai con loro e non ti sarà facile uscire indenne dal confronto. stringerò le loro mani di fronte al tuo sguardo attonito. e preferirai non aver visto. credibilmente, ti girerai dall'altra parte. farai bene. perchè anche se non sei mai stato mio, io ti appartengo, e lo sai. sono cresciuta con te, di te, e adesso hai un nome.

ti chiami vendetta.

se potessi ricominciare daccapo, a milioni di chilometri di distanza, mi manterrei me stessa, troverei un modo, una strada.

ma non mi azzarderei mai a farlo per te, cuore mio, perdona la franchezza.

non ti piango più, e sorrido.

lentamente, sto meglio.

02:50 Scritto da: judith2005 | Link permanente | Commenti (13) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

io adoro quella canzone, veramente l'adoro anche se quella del vecchio cowboy è una cover......meravigliosa cover

Scritto da: Massimo | 02/07/2008

Buongiorno!!

Scritto da: pennanera67 | 02/07/2008

"Cosa sono diventato?Mio dolcissimo amico,tutti quelli che conosco se ne vanno alla fine Puoi prenderlo tutto il mio impero di sudiciume
Io ti deluderò
Io ti farò male."

Scritto da: Billy Dann | 02/07/2008

figata!!!
non sarò creativo nel commento, ma è quello che penso ogni volta che leggo il tuo blog.

Scritto da: k | 02/07/2008

Allora non sei sparita.
artista1969

Scritto da: artista1969 | 05/07/2008

Nessun dubbio,ho solo voluto forzare i tempi.
artista1969

Scritto da: artista1969 | 07/07/2008

Ruba...ruba pure...t'ho trascurata e me lo merito.

Scritto da: haikumeccanico | 08/07/2008

Il desiderio e la sofferenza si appartengono.
P.S. Meno male che strappo sorrisi, pensa se ero uno strappalacrime...du' palle!!!

Scritto da: Liminare_206 | 08/07/2008

emmeno male che stai meglio. vale la pena vendicarsi? quando si sta meglio, non so. ed è tutto molto bello, come diceva bruno pizzul. bravissima (ma chette'o dicoa affa'?) . sun on u

Scritto da: w | 08/07/2008

E che non dicano che la vendetta ha un sapore amaro. Tutte balle. Serve. Come la saba in un bicchiere di ghiaccio.

Scritto da: notimetolose | 08/07/2008

fare finta di niente non va d'accordo con la vendetta.. neanche coi libri, forse, né con la scrittura. né con noi. che dici, bella?

Scritto da: honey | 08/07/2008

Sono pentita, lo giuro,Ma è colpa del caldo e dell'estate che distrae e allontana.Non passavo da tempo e si che i tuoi post mi attirano e mi imbrigliano sempre Questo filone di arti e mestieri poi...Un abbraccio.

Scritto da: setteparole | 08/07/2008

sono contenta di ritornare dopo molto tempo e ritrovare i miei vecchi amici sempre attivi e instancabili sul blog. non come me che ogni tanto ho bisogno di lunghi periodi di silenzio. un abbraccio

Scritto da: DiveToBlue | 08/07/2008

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