16/07/2008

la solitudine dei numeri primi


lunedì mattina, alla radio parlavano della solitudine dei numeri primi. il lunedì non era mai stato tra i migliori amici di vittorio, e per quel che riguardava la solitudine, beh, non era di certo quella dei numeri a suscitargli maggior pena. con tutto il rispetto, ma c'è di peggio al mondo. questo pensava, vittorio, imburrando una fetta di pane san carlo. tanto per cominciare tra i numeri si stringe più facilmente amicizia che nella vita vissuta. i legami che uniscono le cifre delle espressioni matematiche più complesse e articolate, quelle che non ti escono neppure se le ripeti dieci volte, devono per forza essere inossidabili, leali. legami di un certo peso, insomma, cameratismo ostinato e anzi cocciuto: quel tanto che basta per far andare via di testa chi cerca di risolverle, relegando tra le grandi menti chi è invece capace di idearle, tali diavolerie. mai gli era capitato di riscontrare che le cifre snobbassero alcuni simili preferendone degli altri. e se anche così fosse stato, se la matematica gliel'avesse fatta sotto il naso per trent'anni, di certo tra gli emarginati ci dovevano essere convenzioni, associazioni intestine, almeno accordi verbali, che per propria natura allontanavano i suddetti numeri dal risultare soli. mai visto un dieci che si rifiuta di collaborare con un undici. figurarsi che abitano pure di fianco, in ordine crescente, e si somigliano un pelo, come tutti i fratelli. ci avrebbe scommesso, vittorio: se il primo si fosse trovato in difficoltà, per una ragione o per l'altra, di sicuro il secondo non l'avrebbe lasciato in braghe di tela. la natura delle cose impedisce il collasso delle specie, ogni razza è portata alla propria stessa salvaguardia. è logica, e la logica è matematica. A loro modo, appartenendo al nostro sistema, anche i numeri sono un poco umani, governati da leggi umane, a volte disorientati dalla vacuità di un foglio protocollo, altre gonfi di orgoglio al centro di una casella, altre ancora mezzi imbarazzati, tentennanti, appesi al bordo di una lavagna.

 

"porti tu il bambino a scuola?"

 

eccola lì, la domanda del giorno. 'sarò io a farlo o la mia coscienza a costringermi?' la fetta di pane imburrato precedentemente scomparì presto dietro due labbra zitte.

 

"allora?" un viso fece capolino dalla porta aperta, privato del corpo. un viso di donna. la sua.

 

vittorio rispose di si. l'avrebbe fatto perchè essere padre è anche questo. arrivare in ritardo sul lavoro visto e considerato che la propria moglie non ha voglia di tirare fuori la macchina dal garage. trovare la scusa giusta da propinare a qualcuno che, in tutta probabilità, la mattina appresso avrebbe avuto lo stesso identico problema, alla stessa ora. la guardò sparire di nuovo dietro il battente, si versò del caffè. se si sentiva solo lui, però, di fronte alle esponenziali richieste dei propri affetti, poteva essere lo stesso anche per i numeri primi. immaginò allora il ventitrè che si prepara per l'uscita trionfale, nel bel mezzo di un problema analitico. un gran debutto, di quelli da ricordare per sempre. è il suo momento. chiamato raramente in causa, questa volta lo è a ragione. muove un timido passo verso il foglio, per ora è un unico, minuscolo puntino di biro incastrato tra le trame di numerosi quadretti gemelli. un girino. la penna indugia, la mano trema, 'non può essere, ventitrè non è multiplo di niente'. è il momento di ricontrollare i passaggi, l'occhio percorre a ritroso la via che dal buio dell'ignoranza porta al lume della ragione, il nostro numero sapeva già che tutto questo sarebbe accaduto, non drammatizza. attende, paziente. 'ecco, si, è tutto giusto. adesso lo scrivo, allora. ventitrè. lo scrivo, io, eh? lo faccio.' ventitrè annuisce, si lascia articolare, stendere, ripassare sul foglio, collaboratore fedele di un ottimo voto in analisi. i ventri sdegnosi della seconda cifra sembrano quasi complimentarsi, gonfi d'orgoglio, con il giovane studente che si alza, consegna l'elaborato e chiude la cartella, lasciando l'aula in silenzio. presto la mano che ha tracciato il segno avrebbe dimenticato la propria progenie. ventitrè era destinato a rimanere orfano. perchè di altri ventitrè, messi nero su bianco da altre dita disposte nelle maniere più assurde, ne esistono a bizzeffe. ma mai così, mai identici a lui. mai gemelli. e mai vicini. neppure i risultati di stampa si assomigliano poi tanto, a ben vedere, e pure le fotocopie tradiscono il processo che le vorrebbe identiche, mentendo. nulla è in tutto e per tutto qualcos'altro.

 

"parti o no?"

 

il caffè era finito. vittorio si alzò, baciò in fronte sua moglie, le accomodò i capelli dietro le orecchie. se non fossero stati biondi non l'avrebbe sposata. aveva avuto bisogno dell'illusione che fosse stupida, stupida e accondiscendente. non la donna articolata di cui si era innamorato, ma una semplice, insignificante ombra di se stessa. un'appendice di lui. non che sia una rarità, questa, tra gli uomini di buona volontà.

 

“parto ora.”

 

suo figlio si palesò sbattendo la porta del bagno con entrambe le manine arrabbiate. la madre lo fissava divertita. vittorio non capiva cosa ci fosse di comico nel personalissimo dramma di un essere umano infestato di diavoli per capelli.

 

“ha il compito di matematica ma non gli è riuscita quasi nessuna divisione. è convinto che undici sia divisibile per due, perché per lui è chiaro che fa cinque e mezzo. dagli torto.”

 

dagli torto. sia benedetto l’avvento dei numeri irrazionali, allora, capace di rendere giustizia anche ai primi, anche agli ultimi, ai senza speranza, a quelli che, come vittorio, non ci stanno, non accettano compromessi, e poi ahimè, muoiono soli, a volte, perché nessuno para loro il culo nel momento del bisogno. perlomeno il dieci all’undici glielo fa il favore di coprirlo, in casi eccezionali. nel mondo reale è diverso, fuori da R ci si fa la guerra e si crepa in maniera stupida, per un’autoradio, per dignità, per non essere di troppo, o anche solo per finire sul giornale, da giovani, almeno una volta. fuori da R essere primi non vuol dire non esser secondi a nessun altro. il che fa dei numeri primi dei privilegiati, in testa alle hit di tutte le cifre possibili, e di noi cristiani, invece, dei poveracci senza dio, destinati ad invidiare ogni prodotto della nostra stessa intelligenza, sia esso un computer, una posizione, uno status, un termine medio, un termine e basta. un numero, appunto. Un ventitré a caso tra i numerosi ventirè che hanno popolato la storia del mondo moderno.

 

“allora, papà, andiamo?”

 

a filippo era già passata, aveva scordato il suo undici tremolante dalle stanghette impari.

 

vittorio, raccogliendo le chiavi della macchina, capì che non avrebbe mai smesso di fare i conti con il proprio ventitré, invece, mai nella vita.

 

la sua, era una solitudine radicale.

 

sarebbe sempre stato secondo a se stesso. un se stesso diverso, il se stesso che si era augurato da quando era nato.

 

sfilò dalla tasca qualcosa che luccicò di luce artificiale.

 

“arrivo.”

 

e poi spense la luce.

 

 

16:06 Scritto da: judith2005 | Link permanente | Commenti (12) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

Ho letto tutti i tuoi Post,notevoli collega
Raimondo,Poeta,scrittore

Scritto da: Raimondo | 16/07/2008

....Se sarai ti mostrerai Universo
se non sarai
giacerai nella speranza di essere...'
Da Nuvole 1977

Scritto da: Raimondo | 16/07/2008

Io ringrazio Te,mai occultar
della donna L'Estro
Raimondo

Scritto da: Raimondo | 17/07/2008

Appena me l'hai detto e mi hai subito convinto...come le palle da bowling sulla playstation eyetoy io che i proiettili curvino con la volontà...li vedo e ci credo !

Scritto da: haikumeccanico | 21/07/2008

sempre sentita numero irrazionale, mai fatto i conti con il mio ventitré.. si vive di allunghi e frenate, senza fiato quando ci si stacca, impazienti in mezzo al gruppo. senza posto, sostanzialmente. si trova anche il modo di vincere e di divertirsi (cosa più spesso?), ma è una fatica nera. baci.

Scritto da: honey | 21/07/2008

L'unica solitudine che stimo....
Ciao,io ringrazio Te,per essere Passata...
kisss
Ogni tanto tornero' a leggerti dici cose molto interessanti,ciao
Raimondo,Poeta,scrittore

Scritto da: Raimondo | 21/07/2008

ma dai, il romanzo del mio giovane collega. anche i pari sono soli. tutti lo sono. tutti i fisici viaggiano, se non sono scamorze. grazie, comunque. sun on u, sempre splendida ju.

Scritto da: w | 21/07/2008

la solitudine dei numeri primi è il libro di paolo giordano che ha vinto il premio strega...correggimi se sbaglio. ho intenzione di leggerlo. tu sempre in gamba col tuo blog ;) ciaooo

Scritto da: DiveToBlue | 21/07/2008

Bello bello!
P.S. Prendo nota dell'introduzione, mi servirà per ricordare che rallentare è inutile.

Scritto da: Liminare_206 | 27/07/2008

E in certi casi non serve neppure sapere di avere un undici vicino. Ma una volta presa coscienza della propria solitudine, secondo te, fa meno male?

Scritto da: notimetolose | 01/08/2008

libro letto.
Perchè raggiungere gli amici se anche con loro ti senti solo?
Perchè non continuare ad essere amici viaggiando su binari diversi?
Un saluto

Scritto da: RicciRaccolti | 11/08/2008

da weller sono sbarcata qui per caso. mi piace leggere, e mi piace leggere piccoli racconti sui blog, specie se scritti bene ;-) molto carino il tuo, che si riallaccia anche alla solitudine dei numeri primi. però posso dirlo? quel romanzo si legge dappertutto e in poco tempo, nel senso che incuriosisce conoscere il finale(almeno a me fece questo effetto), eppure io non l'avrei premiato. va bè, è un parere personale. ciao, buona domenica.

Scritto da: zoe | 24/08/2008

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